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BIA e diete ipocaloriche


Deidratazione, o sovraidratazione, sono condizioni frequenti nei soggetti in dieta rigida, monotona e tendente ad escludere bevande e frutta, o di converso in pazienti con insufficienza venosa, edema localizzati, linfedema, obesità morbigena.

Anche nei pazienti in dieta, con intake moderatamente ipocalorico da 1500 calorie, il rischio di una perdita di fluidi corporei è elevato; ma questo indica soprattutto una perdita di acqua nelle prime due settimane più che di massa proteica, o di altre componenti la FFM. In questa condizione, l'analisi impedenziometrica evidenzia il ruolo discriminante nell'analisi delle componenti realmente perse: quale compartimento prevale nei chili persi?

E' ovvio che se la perdita è la componente idrica, l'impedenziometria per sua peculiare natura, risulterebbe la metodica elettiva nell'analisi delle modificazioni corporee indotte dai trattamenti ipocalorici.

E' anche ovvio che l'attenzione del medico dovrà allora indirizzarsi più sulla variazione dell'acqua corporea che sulla stima della FM o della FFM.

 

La BIA nel follow-up

La BIA se eseguita settimanalmente può discriminare sulla qualità dei chili persi ed essere finalizzata a ridurre il fenomeno dell'adattamento metabolico.

Le variazioni ponderali durante il ciclo, quando contenute entro l'oscillazione media di 1Kg, non comportano grandi oscillazioni sul valore medio dell'acqua corporea. Variazioni superiori a 1,5kg, tuttavia, sono frequenti soprattutto al termine della fase follicolare.

Tali incrementi vengono addebitati alla maggior presenza di acqua corporea, inevitabilmente rivelata dalla rapida e significativa diminuizione di Z.

Il diario ponderale del paziente, quindi, diventa l'approccio anamnestico preliminare alla miglior interpretazione dei risultati.

Per i soggetti che variano il peso nel passaggio tra la fase follicolare e luteinica è evidente la forte influenza ormonale sullo stato d'idratazione. In questo caso un controllo impedenziometrico nel periodo “critico” risulterebbe utile per l'approfondimento dei fluidi intra- ed extracellulari realmente coinvolti. Nella pratica ambulatoriale si tende ad escludere la rilevazione durante il periodo “critico” che va dal 15° al 19° giorno e si opta per rilevazioni compiute prima e dopo l'intervallo.

Giova ricordare che le patologie producenti alterazioni significative nel contenuto degli elettroliti plasmatici, dell'ematocrito e del flusso sanguigno, incidono sui valori Z e phi, indipendentemente dal volume dei fluidi corporei, rendendo la metodica BIA passibile di errori interpretativi. Vi sono altre condizioni, inoltre, sempre riguardanti la distribuzione tra ECW e ICW, che producono sensibili variazioni nella misura di Z.

La variabile più significativa e confondente è l'edema nelle estremità distali, come nel caso dell'insufficienza venosa periferica.

L'edema localizzato potrebbe essere indotto dallo scompenso cardiaco, dalla cirrosi con ascite, da sindrome nefrosica, ipoalbuminemia e da linfoedema primitivo, o secondario, quindi da condizioni che non riguardano necessariamente le prossimità degli arti. 

Altre malattie, che rendono difficile l'interpretazione, riguardano la patologia cutanea nelle forme che vanno ad alterare la trasmissione elettrica tra elettrodo e superficie, o nei soggetti con amputazioni, con poliomieliti, cute ispessita deidratata e con distrofia muscolare.


Tutte queste malattie limitano soprattutto l'applicazione della BIA in monofrequenza; ma possono essere invece controllate con l'impedenza segmentale in multifrequenza. La MFBIA segmentale offre il vantaggio di fornire valori assoluti di Z pertinenti ai singoli distretti corporei, che possono essere monitorati tal quali nel tempo e non inopinatamente impiegati per il calcolo della TBW, o della FFM.