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BIA e gruppi etnici


Human IM DS Medica in Kazakistan

La BIA è stata ampiamente applicata sull'etnia Caucasica, caratterizzata per sesso, età e stato nutrizionale. E' stato dimostrato che, applicando le suddette equazioni su altre etnie, l'errore standard nella stima della FFM era elevato e solo con equazioni specifiche diminuiva dagli 8,6 kg ai 2,6 kg mediamente.

Se da una parte si rafforza la necessità di equazioni popolazione-specifiche, dall'altra rimangono le perplessità sull'uso di strumenti con formule testate in Paesi su gruppi differenti rispetto a quelli caucasici. Di fatto queste razze appaiono diverse nella geometria corporea e nella distribuzione loco regionale delle masse muscolari e adipose.

Negli anni recenti, sono state quindi sviluppate equazioni predittive per Afro-Americani, Ispano-Americani, Indio-Americani, Koreani e Giapponesi. Gli studi dimostrano che a parità di peso, di età e di best predictor (H2/Z), le donne afro-americane hanno approssimativamente da 0,8 kg a 1,6 kg di FFM in più rispetto alle ispaniche, non ispaniche e caucasiche. La razza nera mostra una maggiore tendenza al mesomorfismo (rapporto muscolarità-peso da Antropometria DS Medica, Milano) e un tronco più corto, arti più lunghi e ampiezze bi-iliache e bi-trocanteriche più piccole relativamente all'altezza, sempre rispetto ai Caucasici. Se si riducono le differenze somatometriche tra le razze, una stessa equazione può valere per due razze distinte, come risulta dagli studi di Schoeller and Luke su Afro-Americani di origine Nigeriana e Bianchi.

Ciò apre la riflessione sull'uso improprio degli strumenti d'importazione, spesso includenti equazioni predittive testate su gruppi con caratteristiche somatiche distanti da quella caucasica. Per l'approfondimento del tema, occorre entrare nella disamina dei fattori che inducono la diversità nei risultati:

La distribuzione del FAT

L'etnicità presenta pattern di Fat diversi e conseguentemente influenza la validità dell'equazione standard. Basti pensare che a parità di BMI, popolazioni asiatiche (Indonesia, Filippine) presentano un 10% in più di adiposità sottocutanea rispetto ai nord europei. Si riscontra, ad esempio, che la distribuzione del tessuto adiposo sottocutaneo sul tronco varia del 5.7% tra le differenti etnie, con una sequenza decrescente a partire dagli Asiatici, ai Messicani, Caucasici e Africani.


FFM ed età nei gruppi etnici (Hull et al, 2011)

La densità corporea

La densità totale del corpo, può avere un impatto diretto sulla valutazione della FFM, poiché quest'ultima non esprime un singolo e omogeneo tessuto, ma la somma di singole componenti a diversa densità e a diverse  proporzioni.

 

Sono numerosi gli studi confermanti che gli Afro-Americani hanno una densità corporea pià elevata rispetto ai Caucasici, per la superiore proporzione delle componenti di maggiore densità: vedi il sistema muscolo-scheletrico. Si riscontra, inoltre, che i Polinesiani hanno più FFM e meno FM; mentre i Giapponesi hanno un 10–12% in più di FM, sempre rispetto agli Europei a parità di BMI. Infine, che Cinesi, Malesi, Indocinesi hanno percentuali di FM più elevate e un'idratazione della FFM inferiore rispetto ai Caucasici. La densità della FFM rappresenta quindi la maggiore discriminante nella produzione di errate stime della composizione corporea: una ragione in più per evitare l'uso di impedenziometri non verificati sul proprio target.

 

Recente la pubblicazione di un articolo intitolato "Fat-free mass index: changes and race/ethnic differences in adulthood" di un gruppo di studio statunitense, disponibile in full text cliccando qui

Le lunghezze e le sezioni dei segmenti corporei

Come menzionato nella legge di Nyboer, la Z è in relazione inversa con il volume conduttivo (V) e in relazione diretta con la lunghezza al quadrato del conduttore (H2). Poichè l'impedenza totale del corpo è principalmente derivata dai valori ricavati sugli arti (72-80%), le differenze tra le diverse razze possono derivare proprio dalle lunghezze degli arti superiori e inferiori. L'ipotesi è supportata dalla constatazione sperimentale che i Nigeriani di pari altezza dei Caucasici mostrano un'impedenza corporea superiore, mentre la stessa  impedenza, corretta per il peso, si mantiene uguale tra le differenti tribù nigeriane: il denominatore comune della rilevazione BIA nelle diverse tribù era la lunghezza degli arti. Altri studi dimostrano che anche l'incidenza delle patologie scheletriche (lordosi lombare) incidono nella proporzione tra tronco e arti e quindi possono produrre valori BIA non riproducibili, o tali da non poter essere considerati nelle equazioni predittive.

Le osservazioni inerenti all'importanza della “geometria” del corpo hanno contribuito a rafforzare l'idea di sviluppo della tecnologia impedenziometrica verso la multifrequenza segmentale. Con lo Human Im Plus Segmentale, DS Medica è stata la prima a realizzare un BIA in grado di rilevare i parametri fisici Z e phi sul tronco e sugli arti superiori e inferiori; non solo: essa ha supportato studi su etnie differenti in Europa, Asia, Africa e America.