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BIA e incremento ponderale


L'espansione della FM è la più appariscente modificazione della composizione corporea prodotta da un bilancio energetico a lungo positivo; due terzi degli obesi presentano anche l'espansione concomitante della FFM.

In questi soggetti, tutte e quattro le componenti della FFM risultano aumentate in valore assoluto rispetto ai soggetti in normopeso.

 

Naturalmente, il rapporto TBW/BW è inferiore nel soggetto obeso per la prevalenza dei tessuti grassi su quelli magri. Inoltre, i soggetti obesi presentano l'incremento del rapporto ECW/TBW, già evidente in età pediatrica. 

Gilbert Forbes, uno dei padri della branca della composizione corporea, indicava che l'aumento della FM poteva essere accompagnato dal relativo incremento della FFM, soltanto se il soggetto consumava una dieta normoproteica, dimenticando di sottolineare che il ruolo di un nutriente, in questo caso le proteine, manifesta “in toto” la sua funzione solo nelle condizioni di equilibrio energetico, cioè quando i restanti macronutrienti – glucidi e lipidi - coprono il fabbisogno energetico.

 

In base agli studi ampiamente riportati in letteratura, si può assumere che l'incremento di peso sia composto per i tre quarti da FM e per un quarto da FFM.

Solo nella sindrome di Cushing, in quella di Prader-Willi e nell'obesità da lesioni ipotalamiche, l'espansione della FM non si accompagna a un'espansione concomitante della FFM. Le modificazioni della composizione della FFM, che si realizzano con l'incremento ponderale, hanno importanza fisiopatologica e ripercussioni metodologiche.

Sul versante fisiopatologico, è crescente l'evidenza che la “qualità” della FFM costituisce un predittore del rischio di malattia, indipendente dalla quantità e dalla distribuzione della FM.

Sul versante metodologico, verrebbe a decadere il modello bicompartimentale, poiché assume che la FFM si mantenga costante nelle sue proprietà fisiche e chimiche, così come definito nell'uomo di riferimento.

L'obeso non è l'uomo di riferimento e le osservazioni su esposte evidenziano i limiti dell'applicazione BIA nell'obesità con patologia associata.


Modificato da Berkel et al, Diagn Interv Radiol. 2010 Jun;16(2):99-105






















 

 

 

 

Ad esempio, l'osteoporosi associata al sovrappeso è una condizione ove spesso coabita il grasso viscerale con la carenza di minerale osseo, quest'ultimo rappresentativo della frazione della FFM a più alta densità.

La condizione esprime una densità della FFM che non è costante e che tende a diminuire, come è anche espressione di un rischio di frattura correlato alla FFM più che alla quantità di FM. La relazione tra lo stato nutrizionale e le distinte componenti della FFM, può essere estesa alle numerose complicanze associate al sovrappeso, quali le patologie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e renali, proprio per le loro ripercussioni sul versante idroelettrolitico.

Soggetti scompensati, con ipokaliemia, edema da reefeding, con ritenzione localizzata in alcuni distretti corporei, sono solo alcuni dei riscontri clinici visibili sull'obeso, che dimostrano l'alterazione della FFM e che, nel contempo, impongono la più approfondita e critica interpretazione dei dati impedenziometrici.

A rigore, la diagnosi di obesità richiederebbe:

  • la disponibilità di un secondo metodo di riferimento per l'analisi della FM, purché caratterizzato da sufficiente precisione e affidabilità rispetto all'impedenziometria;
  • la definizione di valori “normali” di FFM, sulla base dei quali poter discernere la componente alterata.

 

Nessuno dei punti su indicati è attualmente soddisfatto nella pratica clinica, se non impiegando più metodiche analitiche e così assumendo costi improponibili per la routine ambulatoriale.

 

Per inciso, le tecniche di riferimento per la valutazione della composizione corporea – quelle Gold - non sono suscettibili di applicazione clinica su larga scala, cosicché si rende necessario l'uso di parametri indiretti di obesità.

L'obesità viene pertanto operativamente definita sulla base di uno o più parametri eccedenti in valore quello ritenuto “nella norma”. Riguardo l'impiego di parametri specifici per il sovrappeso, la precisione nella misura della FM dipende allora dalla scelta di quelle equazioni che possiedono parametri tali da meglio collocare il soggetto nella sua reale eccedenza di massa grassa: bassa, media o elevata.  

 

Le equazioni standard tendono a sovrastimare la FM negli individui relativamente magri e a sottostimare la FM negli obesi. Inoltre i cutoffs tra questi gruppi differiscono tra maschi e femmine.

La sovrastima è significativa quando la FM% è  <15% nei maschi e <25% nelle donne; mentre vi è sovrastima quando la FM% è >25% nei maschi e  >33% nelle donne.

Se la percentuale di massa grassa rimane all'interno del range del  15% e 25% per i maschi  e del 25% e 33% per le femmine, si riscontrano solo piccole differenze nei risultati con equazioni diverse tra loro; mentre nell'obesità moderata e grave, l'impiego di una equazione generica produce grossolani errori e differenze nei risultati.

Le variabili BMI, Sesso, Età, migliorano la sensibilità predittiva di Z, ma non  risolvono il problema dell'errore quando al sovrappeso si associano alterazioni nello stato idroelettrolitico, nella maggior parte dei casi dipendenti dalla patologia cardiovascolare, endocrino-metabolica e dall'insufficienza venosa cronica. Per correggere l'errore, la ricerca sperimentale ha delineato e perfezionato numerose formule in “multivariate linear regression analysis” per gruppi caratterizzati sia dalla particolare distribuzione dell'adiposità, che dalle complicanze ad essa associata.

 

Possiamo asserire che la BIA tende a sottostimare la FM%, quando a un BMI è >34 è associata una manifesta sovraidratazione tissutale; mentre tende alla sovrastima nella magrezza eccessiva per la possibile concomitanza di deidratazione tissutale.  

In sintesi, la BIA trova attendibile applicazione sino nei BMI pari a 34-36, purchè tale condizione non sia inficiata da forti complicanze idroelettrolitiche a livello tissutale e/o a livello d'organo.