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Evoluzione storica dell'impedenza

Le proprietà elettriche dei tessuti sono state descritte a partire dal 1871.

Le prime correlazioni fra l'impedenza bioelettrica e le variazioni  del contenuto di acqua totale (TBW) furono ricavate nel 1940.

Successivamente, alla fine degli anni '50, Nyboer eseguì vari lavori e trials sui cambiamenti dell'impedenza bioelettrica legati alle variazioni del flusso sanguigno diretto a vari organi, alle pulsazioni  arteriose e alla funzionalità respiratoria, dando vita al razionale che ancor oggi costituisce la base scientifica della metodica.


Nonostante Nyboer avesse intuito l'elevato potenziale dell'impedenziometria per lo studio dell'idratazione corporea, fu Thomasset a dimostrarne l'effettiva utilità.


Per primo Thomasset nel 1962 trovò una correlazione fra  l'acqua corporea totale e l'impedenza elettrica. Le sue prime misurazioni di bioimpedenza utilizzavano una tecnica bipolare, cioè due elettrodi sottocutanei - aghi in acciaio - situati l'uno sulla faccia dorsale di una mano e l'altro sulla faccia dorsale del piede controlaterale.

Lo scopo dei primi lavori era quindi essenzialmente volto a trovare la relazione tra impedenza e contenuto dei fluidi nel corpo; diversamente da Thomasset, che impiegava i due aghi sottocutanei per eliminare l'impedenza intrinseca della cute e correnti a frequenze diverse, Hoffer e Nyboer utilizzarono quattro elettrodi posti sulla superficie cutanea e una corrente alternata di 800 microA, con una sola frequenza di 50kHz.


Ancor oggi la maggior parte degli strumenti impedenziometrici impiega la stessa tecnica tetrapolare (4 elettrodi) e gli stessi parametri fisici (800 microA, 50kHz).


Solo recentemente la tecnica si è evoluta adottando più elettrodi (esapolare o octopolare) e ampliando il range di frequenze (da 5 kHz a 500 kHz) o si è differenziata, trovando sistemi alternativi agli elettrodi superficiali: si veda la rilevazione mediante pedane e manipoli in lega.